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1.3 ...alla Rivoluzione
Sconfitta la "rivoluzione" Matera ritornò al sonno secolare, immobilizzata nella sua struttura feudale. Nel vocabolario materano la parola repubblica designa ancor oggi l'idea di confusione, disordine. Durante il decennio francese e poi nel corso del processo risorgimentale, la borghesia rurale si impadronì dell'esercizio del potere e dei più importanti strumenti d'incidenza sociale. Pressoché immutato rimase comunque il predominio della Chiesa, alla quale si appoggiava il ristretto gruppo delle famiglie redditiere: ciò sembra evidente nella figura dell'Arcivescovo Di Macco - 1835, 1854 - che sembrò appoggiare le posizioni liberali duranti i moti del '48, - salvo poi ritornare all'obbedienza totale al sovrano napoletano - ottenendo larghi consensi soprattutto da parte della, politicamente ambigua, borghesia rurale.

 
 
La Libert´┐Ż guida il popolo

La Libertà guida il popolo in un famoso dipinto di Delacroix del 1830

 
 
Cavour

Camillo Benso conte di Cavour: teorico e artefice dell'unità d'Italia

D'altra parte se Matera, ed in genere la Basilicata, non fu rivoluzionaria e pervasa da ideali risorgimentali, non fu neanche del tutto borbonica e reazionaria. Se ne accorse al momento dell'unificazione il Commissario Civile Sottintendente del Distretto di Matera quando arrivò il 6 settembre 1860, scortato per timore da uno squadrone di armati. Fu invece accolto dall'entusiasmo popolare.

Nulla sostanzialmente cambiò con l'Unità. I nuovi padroni si sostituivano ai vecchi, vecchie ingiustizie si affiancavano alle nuove, sotto l'inesorabile dominio della miseria.

La nuova struttura sociale contrappose di nuovo i galantuomini - adesso liberali ed italiani -, detentori di vecchi e nuovi privilegi, alla massa dei cafoni e del popolo.

 

Di nuovo, come nel'99, nel 1820, nel'48 e nel '60, alla fine della II guerra mondiale nel 1945 il popolo inferocito attaccherà il potere, selvaggiamente, distruggendo i palazzi degli archivi pubblici, da sempre volto dell'autorità e dell'autoritarismo.

In realtà nel periodo post - unitario e fino allo shock della dittatura fascista continuarono ad esistere 2 città diseguali: la città del piano, borghese, che nel glorioso Liceo preparava i suoi figli ad esercitare libere professioni, per lo più lontano da Matera: e la città dei Sassi, che immobilizzava i suoi figli - quelli che non riuscivano ad emigrare - in un lavoro contadino senza prospettive, in un assetto statale che sentivano estraneo, se non proprio ostile.

Leghe contadine ed associazioni democratiche tra '800 e '900 prepararono l'avvento nel materano del Partito Socialista, che negli anni precedenti al fascismo interpretò i bisogni e si fece carico del disagio contadino. Nonostante la legge speciale per la Basilicata del 1904 e l'inchiesta parlamentare del 1911, all'avvento del fascismo il dramma delle abitazioni del Sasso non era mutato.

 
 
Leghe contadine

Le leghe contadine prepararono l'avvento del Partito Socialista

 
 
 
Matera: il Palazzo di Giustizia

Matera: il Palazzo di Giustizia

 

Nel 1927 Matera divenne capoluogo di provincia e questo sollecitò una maggiore attenzione nei confronti del problema urbanistico, se non proprio nei confronti di quello sociale: l'indagine Crispino del 1938 appura che il 54,85% delle case dei Sassi è inabitabile.

Nonostante qualche bonifica - vengono interrati i grabiglioni e si traccia una strada che unisce i due Rioni - l'inchiesta Crispino non è assunta come punto di partenza per un corretto, decisivo intervento. La "questione" dei Sassi comincia a diventare lo "scandalo" dei Sassi solo dopo la caduta del fascismo.

 
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